Consultorio delle donne

Associazione Consultorio delle donne di Lugano

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Storia e presentazione dell’Associazione Consultorio delle donne

L’Associazione Consultorio delle donne nasce ufficialmente nel 1985, anche se già durante gli anni Settanta aveva sostenuto la divulgazione di indicazioni e di informazioni inerenti la salute sessuale e riproduttiva delle donne. Negli anni Ottanta infatti, a seguito all’introduzione della legge federale sui consultori del 1981 e di quella cantonale di applicazione del 1987,  hanno preso vita i Centri di pianificazione familiare (CPF) la cui attività è andata a sovrapporsi a quella dell’Associazione. Pertanto nel 1985, alla luce di questi sviluppi, l’Associazione ha orientato la propria attenzione verso il “vuoto” informativo e legislativo inerente le problematiche riguardanti le difficoltà relazionali fra i partner e/o quelle con i figli, la necessità di misure di protezione dell’unione coniugale, la separazione e/o il divorzio e i maltrattamenti in famiglia.

Lo scopo che l’Associazione Consultorio delle donne si prefigge è quello di fornire un aiuto alle persone che hanno problemi matrimoniali, di convivenza, di divorzio o che subiscono maltrattamenti, dando informazioni giuridiche (ad esempio su separazione, divorzio ecc.), sociali (prestazioni a cui la persona potrebbe aver diritto) e sugli altri servizi presenti sul territorio e che possono aiutare in merito ad un problema specifico. Il Consultorio dispone di un centro di documentazione (libri e riviste)e le sue prestazioni sono gratuite.

La Casa delle donne

Nel 1989 sorge anche la struttura Casa delle Donne: è un appartamento protetto per quelle donne e per i loro bambini che, a causa della violenza subita in famiglia, hanno dovuto abbandonare il domicilio per preservare la propria incolumità. Ha una disponibilità di sette posti letto suddivisi in tre camere, una per ogni nucleo familiare. Cucina, soggiorno e servizi sono in comune.

Per la sicurezza delle ospiti l’indirizzo della Casa viene mantenuto segreto. Questa è l’unica regola ferrea imposta alle utenti spiegando loro che, se viene trasgredita, saranno allontanate dalla struttura. In realtà le donne possono muoversi liberamente, ma non possono portare persone alla Casa; possono telefonare, ma il numero dell’appartamento è segreto, per cui le telefonate in arrivo giungono alle operatrici tramite il numero di picchetto. Le donne, avvisate della chiamata, hanno piena libertà di scelta nel richiamare o meno chi le cerca. Se i figli delle ospiti in età scolastica non possono, durante il soggiorno, frequentare la loro scuola abituale sono inseriti nelle classi della scuola del Comune dove sorge la Casa.

L’appartamento offre un alloggio d’urgenza temporaneo: il periodo massimo di soggiorno, salvo casi eccezionali, è di tre mesi. Gli operatori non garantiscono una presenza continua sull’arco delle 24 ore nell’appartamento: le donne si organizzano, autonomamente o in gruppo, per le spese, i pasti, la pulizia dei locali.

I responsabili dell’Associazione si recano quotidianamente per assicurare un momento di ascolto e di scambio alle ospiti della Casa.

La struttura non è gratuita, ma esiste una tariffa giornaliera a carico delle ospiti. Nel caso in cui esse fossero in serie difficoltà finanziarie è possibile ottenere un aiuto per le spese di soggiorno da parte dello Stato.

Dati statistici

Nel 2009 si sono rivolte al Consultorio delle donne di Lugano, per consulenze su problemi giuridici e di violenza, 793 persone di cui il 91% erano donne, mentre il rimanente 9% uomini. Nel 49% dei casi si trattava di cittadini svizzeri, il restante 51% dei casi ha interessato cittadini stranieri.

Per il caso specifico dei maltrattamenti in famiglia si può evidenziare come il numero totale delle consultazioni sia stato di 782 destinato a 498 persone (di cui 462 donne e 36 uomini). Il numero delle urgenze (chiamate sul numero di picchetto) è stato di 463.

Le statistiche riguardanti le fasce d’età toccate dai casi di maltrattamento sono le seguenti: 31 casi per i minori di 20 anni, 203 casi per la fascia 21 – 30 anni, 207 casi per la fascia 31 – 50 anni e 67 casi per la fascia dai 51 anni e oltre.

In 350 di questi casi di maltrattamento non vi erano coinvolti figli, in 129 casi vi era un figlio, in 137 casi 2 figli e in 84 casi più di due figli.

Nel 2009 la struttura della Casa delle donne ha ospitato 16 donne e 5 minori per un totale complessivo di 981 pernottamenti (828 pernottamenti per le donne contro i 153 dei minori). In 9 casi si trattava di donne svizzere, nei restanti 7 casi di donne straniere: 11 di esse erano coniugate, mentre le restanti erano single (in nessuno di questi casi vi erano legami basati su una convivenza).

Le fasce d’età riguardanti i casi di permanenza presso la Casa delle donne sono state le seguenti: 5 casi per la fascia 21 – 30 anni, 3 casi per la fascia 31 -40 anni, 4 casi per la fascia 41 – 50 anni e 4 casi per la fascia dai 51 anni in poi. Non vi è stato nessun caso a carico di minori di 20 anni.

In10 di questi casi si trattava di casalinghe, in 4 casi si è trattato di donne disoccupate e in 2 casi di lavoratrici a tempo pieno. In 12 casi di maltrattamento su 16 c’è stato l’intervento della polizia.

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