Autorità parentale congiunta

Ancora troppi bambini vivono lo strazio di essere più o meno velatamente contesi dai genitori in nome del “loro bene”!

Nel  gennaio 2009  il Consiglio federale ha posto in consultazione una nuova proposta di legge:

La revisione del CC proposta prevede che per i genitori divorziati l’autorità parentale sia mantenuta per legge anche dopo il divorzio. Per garantirne il buon funzionamento, i genitori hanno l’obbligo di sottoporre al giudice le loro proposte relative alla cura del figlio e alla ripartizione delle spese di mantenimento. Il giudice può tuttavia, d’ufficio oppure su domanda di un genitore o di entrambi, attribuire l’autorità parentale al padre o alla madre. La decisione tiene conto dell’interesse del figlio. Per i genitori non uniti in matrimonio la revisione del CC prevede soluzioni differenti a seconda della filiazione. In caso di riconoscimento del figlio da parte del padre, l’autorità parentale è affidata per legge a entrambi i genitori. Questi non sono tenuti a stabilire in una convenzione le modalità della cura e del mantenimento dei figli. In caso di disaccordo possono rivolgersi all’autorità di protezione dei minori. Su richiesta di entrambi o di uno dei genitori, il giudice può tuttavia affidare l’autorità parentale unicamente al padre o alla madre. In assenza di riconoscimento da parte del padre, l’autorità parentale spetta alla madre. Se la filiazione paterna risulta da un’azione di paternità, l’autorità parentale è affidata unicamente alla madre. Il padre può tuttavia chiedere al giudice l’attribuzione dell’autorità parentale congiunta, purché ciò sia compatibile con il bene del figlio.
Per maggiori informazioni: 091/859 05 45  Oppure sul sito federale.
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Primavera 2009, presa di posizione dell’ATFMR, esposta a Rete1 e Radio 3iii:

In linea di principio non ci opponiamo al concetto di autorità parentale congiunta in quanto convinti dell’importanza di poter contare su entrambi i genitori, sia per la sfera affettiva, sia per la costruzione della propria identità. La speranza è che tale cambiamento non rimanga una mera riscossione di un diritto, ma sia accompagnato dalla corrispondente assunzione di responsabilità. È importante veicolare il messaggio che noi non siamo i possessori dei nostri figli e che i giochi di potere in cui troppo spesso sono coinvolti, oltre a farli soffrire molto è nocivo per il loro sviluppo.
La realtà, purtroppo, ci confronta con la difficoltà di molti ex-partner a gestire, in maniera costruttiva per sé e per i propri figli, la rottura della coppia e l’indissolubilità della loro responsabilità e del loro attaccamento ai figli in comune.
Auspichiamo che questo cambiamento crei una maggiore propensione alla collaborazione, ma non crediamo che il tanto sventagliato “bene del figlio” venga garantito da una sentenza, bensì da tutta la società: in primis dai genitori, in seguito da parenti, amici, avvocati, associazioni di sostengo e operatori sociali, i quali dovrebbero essere perseguibili nella misura in cui spingono la coppia verso il conflitto in battaglie a difesa dei propri principi ritenuti giusti a scapito della serenità dei figli.
È bene confidare sugli effetti benefici dell’autorità parentale congiunta grazie all’equità di principio, ma quali sono, concretamente, le misure di sostegno nel caso in cui questo equilibrio non si dovesse o non si potesse verificare? (ATFMR)

oppure

È meglio mantenere il semplificante statu quo per quanto parzialmente iniquo? (FSFM)

Secondo la Federazione svizzera delle famiglie monoparentali (FSFM/SVAMV) la proposta di legge sull’autorità parentale congiunta non rispetta nella realtà quotidiana il concetto di “benedel bambino”. La sua opinione non verte tanto sui principi, ma sulle ripercussioni dirette. La FSFM preferisce affrontare tutta la problematica partendo da altri presupposti che non siano “l’autorità” e, quindi, l’esercizio dei diritti dei genitori, ma vorrebbe che si focalizzasse l’attenzione sulla responsabilità che i genitori hanno nei confronti dei figli, operando scelte per il loro bene e considerando la loro opinione in modo commisurato alla loro età.
Si ritiene importante che, in caso di separazione conflittuale, sia il genitore che li accudisce e ne ha l’affidamento – e quindi che meglio li conosce – a prendere le decisioni che lo riguardano.

Si teme quindi che delegare regolarmente ad entrambi i genitori i processi decisionali sia pericoloso e che porti ad un aumento della tensione e del conflitto fra i genitori: questo tipo di stress risulterebbe drammatico per i figli.
Inoltre la proposta di rendere punibile il mancato rispetto dei diritti di visita da parte del genitore affidatario è come se si lasciassero impuniti coloro che abbandonano il partner con i figli a carico e, successivamente, si desse loro il diritto di ricomparire improvvisamente senza nessun problema.

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Non crediamo in verità assolute, per questo più elaborate e motivate risulteranno le prese di posizione, tanto maggiore sarà la capacità delle associazioni di “categoria” di rispondere in maniera (con)vincente a tutte le parti in gioco. Vi invitiamo a discutere sul tema nell’area degli argomenti riservati alla discussione intitolata Autorità parentale

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